Attività Sociale

IL FUTURO

La società moderna tende a emarginare la persona nel momento in cui esce dal “ciclo produttivo”, qualunque sia la sua età (per ciclo produttivo deve intendersi anche il ruolo dei genitori e l’educazione dei figli).
Dopo aver assaporato una effimera euforia per aver raggiunto la possibilità di godere di un tempo libero ritrovato, che si rivela, ben presto, privo di contenuti, molto spesso la persona resta in balia dello “choc” da pensionamento, della sindrome da “nido vuoto”, dell’ansia, della depressione e della non “voglia di comunicare con gli altri”, privata del desiderio di proiettarsi nel futuro sia per la perdita di ruolo che ne deriva sia per la mancanza di un progetto di vita.
A ciò si deve aggiungere l’allungamento della vita media già in atto e che è destinato a protrarsi nel prossimo futuro. Secondo le previsioni elaborate dall’ISTAT, nel 2020 il 23% della popolazione italiana avrà più di 65 anni e la speranza di vita alla nascita sarà di circa 78 anni per gli uomini e di circa 84 per le donne.
In particolare, per rimanere nel nostro territorio, una recente ricerca della Regione Veneto ha messo in evidenza che nell’Ulss 12 Veneziana l’indice di vecchiaia, che misura, in rapporto percentuale, quanti ultra 65enni vi sono per ciascun ragazzo d’età compresa tra 0 e 14 anni, è di 211,7, contro una media regionale di 136,8 e nazionale 130,3. E ancora, la fascia degli ultra 75enni che era nel Veneto dell’8,6% nel 2003, passerà al 10,26 % nel 2010 e al 12,7 % nel 2020 sul totale della popolazione residente.


LA SOCIALIZZAZIONE

La nostra Università svolge, da quasi vent’anni, un’attività di tipo prevalentemente culturale. Da diversi anni si è accorta che l’attività culturale svolta, la forma di organizzazione prescelta, lo spirito col quale partecipano gli studenti, le metodologie utilizzate dai docenti concorrono, tutte insieme, al crearsi di una intensa attività sociale che valorizza la base culturale da cui è partita, incentiva i volontari e genera attaccamento e interesse negli studenti.
Si ritrova il piacere di stare con gli altri, di chiacchierare e di discutere o anche solo di ascoltare, il piacere di pensare che anche domani ci incontreremo per continuare il discorso, il piacere di uscire di casa per incontrare gli amici.
Si fanno nuove amicizie, si incontrano persone che da anni si erano perse di vista, si riallacciano conoscenze dell’età scolare, si discute su argomenti di comune interesse e si scambiano idee e sensazioni.
Ci siamo di fatto accorti che, anche se non lo volessimo, l’attività culturale svolta ha come risultato non solo un miglioramento della base culturale dei soci studenti, ma anche un notevole impatto nel tessuto sociale in cui operiamo perché aiuta gli studenti stessi a conservare le relazioni umane ed il piacere di stare con gli altri, evitando di isolarsi e di chiudersi in sé stessi e, anzi, migliorando e rafforzando il proprio ruolo.
Ci siamo anche accorti, e l’Università stimola i soci studenti a prenderne coscienza, e ad attivarsi, che sono proprio le persone anziane che hanno interesse e devono portare avanti e sostenere in prima persona queste attività perché sono loro gli attori principali delle iniziative e, insieme, ne sono anche i principali beneficiari.
Sono infatti loro i più interessati ad “aggiungere vita agli anni” a riempire cioè di sostanza e valori gli anni di vita in più che la scienza ha regalato ai popoli dell’Occidente in quest’ultimo mezzo secolo di civiltà.


IL CONFRONTO INTERGENERAZIONALE

L’Università ha anche lo scopo (comma b. dell’art. 3 dello Statuto) di promuovere il confronto tra culture generazionali diverse, cioè di impegnarsi in una produzione culturale al servizio della società ed, in particolare, delle giovani generazioni. Si pone l’obiettivo di rappresentare l’anello di trasmissione tra le generazioni di quella cultura che la scuola non è in grado di dare: la tradizione, la storia e le usanze locali, la storia da noi (terza età) vissuta e, insieme a tutto questo i nostri principi e i nostri ideali.
Quindi produzione e trasmissione di cultura con la pubblicazione di studi, ricerche, piani di lezione, memorie (uno o due all’anno), con la ripresa video del territorio e dell’ambiente veneto (almeno un documentario ogni anno), con l’organizzazione di mostre (una all’anno) e convegni, con le nostre lezioni aperte anche ad altri e in particolare ai giovani. Cose, queste, che stiamo già facendo, almeno in piccola parte.
Le nostre pubblicazioni ed i nostri video sono messi a disposizione delle scuole: le pubblicazioni sono inviate, per il tramite del Comune, a tutte le scuole; i video sono disponibili presso il Centro di Documentazione dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Venezia.
I nostri video sono in visione al pubblico presso la videoteca della Regione Veneto di Villa Settembrini a Mestre e presso il Contro Culturale “Gigi Candiani” del Comune di Venezia.


Le Università della Terza Età come terapia per la prevenzione dei mali della vecchiaia

Il “Piano Sanitario Nazionale” di qualche anno fa, nella premessa alla “Prevenzione nell’area anziani” asseriva che i problemi che derivano dall’allungamento della vita possono avere una soluzione solo se consideriamo la vecchiaia come un particolare ciclo della vita contrassegnato non tanto dall’”assenza”, quanto dalla “presenza” di risorse, talora limitate, ma da sostenere, riattivare, valorizzare per prolungare il tempo dell’autosufficienza.
Le politiche sanitarie nei confronti della popolazione anziana devono pertanto prevedere interventi integrati per la prevenzione e il recupero della compromissione fisica e del deficit funzionale e, quindi, anche dello svantaggio sociale che ne può derivare.
I programmi di intervento si devono qualificare, quindi, come programmi ad elevata qualificazione sociosanitaria, improntati ad una visione positiva dell’età anziana, tramite la rimozione delle barriere che impediscono l’apporto attivo degli anziani autosufficienti alla vita sociale.
L’obiettivo è quello di permettere al cittadino anziano di coltivare e mantenere le relazioni quotidiane e rimanere il più a lungo possibile nel proprio ambiente familiare e territoriale riducendo al minimo i pericoli dell’istituzionalizzazione e del ricovero o, comunque, dell’isolamento che è, quasi sempre premessa di malessere e malattia.
Concretamente, è necessario promuovere il mantenimento ed il recupero dell’autosufficienza nell’anziano.
Da tutto ciò deriva la necessità di collegare servizi e risorse socio assistenziali a quelli sanitari, ricreativi e culturali (istituzioni, privato sociale, volontariato, famiglia), con la consapevolezza che l’integrazione a tutti i livelli non si realizza né con la delega né con la sovrapposizione, bensì nella complementarietà per il raggiungimento di obiettivi condivisi.
La premessa citata si concludeva affermando che gli obiettivi generali degli interventi verso le persone anziane diventano:
- prevenire l’invecchiamento, inteso non solo come processo psicofisico e biologico, ma come stato socio-culturale;
- evitare l’emarginazione della persona anziana, utilizzandone le potenzialità residue per superare la condizione di dipendenza;
- permettere alla persona anziana di rimanere il più a lungo possibile nel proprio ambiente familiare e territoriale;
- dare spazio alle domande/esigenze del cittadino anziano, promovendo reti di solidarietà.

Ma questi appena elencati sono anche, in gran parte, gli obiettivi della nostra Università (vedi Statuto, art. 3, comma 1) che organizza corsi, laboratori e attività culturali diverse affinché i propri iscritti mantengano in attività la mente , socializzino, non si isolino e ritardino così l’invecchiamento.

Se ci si guarda in giro sono ben pochi gli Enti, sia pubblici sia privati, che fanno prevenzione contro i malanni della vecchiaia. Quasi la totalità dell’attenzione è rivolta (giustamente, forse) a migliorare le condizioni di molti di coloro che, ormai vecchi e malandati, non sono più recuperabili, quando invece avrebbero potuto esserlo se si fosse adottata per tempo un minimo di prevenzione. Forse vale la pena di cominciare a fare seriamente anche la prevenzione.
La nostra esperienza più che ventennale in questa attività ci ha fatto capire, inoltre, come la cultura sia un potente strumento di socializzazione e, come tale, sia anche una straordinaria terapia contro i mali dell’invecchiamento. In particolare la cultura locale e le tradizioni (di cui gli anziani sono per definizione i depositari) può rappresentare l’argomento su cui fare forza per attirare gli anziani e coinvolgerli in una serie di attività che avrebbero come risultato anche un loro recupero fisico e intellettivo.
Ne deriverebbero più vantaggi, ciascuno dei quali con risvolti anche economici:
- ritardare i mali della vecchiaia;
- recuperare e trasmettere alle giovani generazioni la cultura locale e le tradizioni;
- recuperare alla società civile le molte energie ancora disponibili degli anziani.

Questa è la nostra attività.
Noi cerchiamo di conseguire gli obiettivi appena descritti.
Da volontari, con scarse risorse ma con molta convinzione e tanto impegno.


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